Tutte le grandi azioni e tutti i grandi pensieri hanno un inizio di poco peso. Le grandi opere nascono spesso alla svolta di una strada e alla bussola di una trattoria.
Così è dell’assurdo.
Il mondo dell’assurdo, più di qualsiasi altro, fa risalire la propria nobiltà a quella misera nascita. In alcune situazioni il rispondere “niente” ad una domanda può essere nell’uomo una finta. Lo sanno bene le persone amate.
Ma se questa risposta è sincera, se rappresenta quel particolare stato d’animo in cui il vuoto diventa eloquente, in cui la catena dei gesti quotidiani viene interrotta e il cuore cerca invano l’anello che la ricongiunga, è allora come il primo segno dell’assurdo.
E avviene così che la catena si sfasci, la levata, il tram, le otto ore di ufficio o officina, la colazione, il tram, la cena, il sonno e lo svolgersi del lunedì martedì mercoledì giovedì venerdì sabato sullo stesso ritmo… questo cammino viene eseguito senza difficoltà la maggior parte del tempo. Soltanto un giorno, sorge il “perché” e tutto comincia in una stanchezza colorata di stupore. Comincia, questo è importante.
La stanchezza sta al termine degli atti della vita automatica, ma inaugura al tempo stesso il movimento della coscienza, lo desta e provoca il seguito, che consiste nel ritorno incosciente alla catena o al risveglio definitivo. Dopo il risveglio viene col tempo, la conseguenza: suicidio o ristabilimento.
Di solito viviamo facendo affidamento sull’avvenire: domani, più tardi, con l’età comprenderai. Queste incoerenze sono straordinarie, dato che alla fine dei conti, si tratta di morire.
Albert Camus – Il mito di Sisifo