Archiviazioni mensili: Marzo 2007

Come togliermi le parole di bocca.

La vita è una cosa molto seria, purtroppo.

Sarebbe bello che fosse come in certi libri sudamericani, realismo magico e tutte quelle suggestioni lì, dove puoi fare qualunque cosa, «basta che la senti veramente», e tutto in qualche modo andrà a posto.

Invece la vita è pedante, non fa sconti sulle variazioni di percorso. Ogni volta che fai un errore, anche piccolo, lo paghi. È inutile raccontarsela diversamente. Si può fare la cosa giusta o quella sbagliata. In certi momenti, la cosa sbagliata sarebbe la più piacevole da fare, il fatto è che poi la paghi sempre.

Ed è anche giusto che sia così.

(via Daria Bignardi)

Già tempo fa lessi di questo tale che andava in giro a visitare tutti gli Starbucks.
Ha creato un sito ad hoc ed ora dovrebbe uscire anche un film.

Allora ho pensato: come si potrebbe fare la stessa cosa anche in Italia?
Visitare tutte le gelaterie che si chiamano “K2“?
Oppure i “Bar Centrale“.
O, che ne so, le pizzerie che si chiamano “Napoli” o “Bella Napoli“.

Per commentare il BarCamp di Casalecchio cito il post di [mini]marketing. Premetto di non essere mai stato ad un BarCamp ma ne sento parlare spesso nei blog che leggo e questo, essendosi svolto grosso modo vicino casa mia, mi chiama in causa per un post.
Citando per l’appunto il post di Gianluca credo che partecipandovi avrei le sue stesse sensazioni, almeno quelle iniziali. Lungi da me fare una presentazione, non credo d’avere argomenti tali da sostenerne una, all’arrivo sul luogo mi troverei sicuramente spaesato nel vedere in carne ed ossa persone di cui leggo solitamente i loro post in maniera avida.
E soprattutto riguardo certe persone, Mantellini e Gaspart ad esempio, mi vedrei dir loro: cavolo, voi non sapete chi sono ma io vi leggo, vi leggo tanto (e loro, forse, direbbero: e perché non commenti? Ed io: non saprei…).
Poi però credo mi ambienterei e mi metterei ad ascoltare. Ascoltare gli interventi.
Sempre però ascoltare, solo ascoltare. E leggere, solo leggere.
Poi forse mi verrebbe lo scrupolo: ma perchè non intervenire?
Credo che quello sarà il passo successivo che, con calma, arriverà. Iniziando a commentare più di frequente e arrivando fin dove il tempo, l’istinto e le capacità mi consentono.
Resta un fatto: questa cosa dei blog a me piace.

Capemaster oggi ce l’ha con Cristicchi

Qui si trova il mio tumblelog.

Un tumblelog è una variante del blog, che favorisce un forma abbreviata arricchita da multimedialità, rispetto a quelli che sono i lunghi editoriali frequentemente associati ai blog. La forma di comunicazione comunemente usata include collegamenti, fotografie, citazioni, dialoghi di chat e video. A differenza dei blog questo formato è usato dall’autore per condividere creazioni, scoperte, esperienze senza la necessità di commentarle (da Wikipedia).

Chiara (aka Mimu) è una delle ragazze più “informatizzate” che io conosca. Molte cose che solitamente una ragazza mi chiede di fare o mi chiede di insegnargliele, lei invece le impara da sola. Quindi, tanto di cappello. Diciamo che si applica, non si ferma davanti a qualche comando sconosciuto. E in fondo è così che s’impara (vero Cri?).
Tempo fa le ruppi le scatole per farsi l’account Flickr e ho avuto molto piacere nel vederlo attivo. Ora le romperò le scatole fintantoché non aprirà un blog. Sì, lo so, è una cosa diversa da Flickr, più impegnativa. E poi non sempre si hanno le cosa da dire. Però io me la vedo Mimu col suo notebook nuovo appoggiato sulle gambe a scrivere quello che le passa per la testa. In fondo non c’è mica una frequenza standard di aggiornamento di un blog. Uno lo fa quando se la sente.
Credo proprio che a Mimu un blog calzerebbe a pennello. Ecco, gliel’ho detto.
Uno si affeziona alle persone. Ci passa del tempo assieme, tempo piacevole. Ci va d’accordo, ci scherza e ci ride. Alle volte ci fa anche discorsi seri. Accade anche che il rapporto vada più in là del semplice rapporto lavorativo.

Poi ci si divide, si cambia lavoro.

E non è né per colpa di uno, né per colpa dell’altro.
Solo che uno si sente zoppo, come se gli si “entrasse da dietro” su una gamba.
Questo è per dire che è già la seconda entrata che mi fanno e questa la sento veramente molto. Ci si abituerà, ci si abitua a tutto. Però lascia un vuoto bello grande.
Poi, come se non bastasse, ne sto aspettando un’altra, di entrate.

Non si è mai troppo pronti a certe cose.
Alle volte forse uno farebbe bene a non affezionarsi alle persone. Ma non ci riesco, cavolo. Non ci riesco proprio.

Curioso articolo di Valentina Tubino sul Corriere riguardo l’effetto che hanno sulla gente comune le inesattezze contenute nei film. Quanto ai Simpson… vabbé dai, quelli lasciamoli stare…
Premessa: non mi intendo di arte, per niente.

Tuttavia ogni tanto mi piace far parte di questo mondo e, fotografia a parte, che adoro, mi butto nel campo della pittura. Ieri sono stato con Cristina a Brescia, alla mostra di Turner e gli impressionisti.
Ogni volta che mi trovo dinnanzi ad un quadro cerco di immaginarmi il pittore nell’atto del dipingere. Cerco di capire perchè certe scelte di colore, perchè certe prospettive. Cerco di introdurmi, insomma, nella sua testa.
I risultati sono tra i più svariati, sicuramente dati della fantasia. Alle volte però, con alcuni dipinti, mi ritrovo in uno stato mentale di stordimento, quasi in bambola davanti al quadro. Ed è qui che apprezzo la pittura. Ed è forse questo il senso di essa.

Ho sempre prediletto dipinti “reali”; mi piace molto Millet che ho visto l’anno passato. Quest’anno sono stato maggiormente affascinato dalle opere di Turner e da queste due:

  • Ludovic Napoléon Lepic – La spiaggia di Berck
  • Georges Binet – Limitare del bosco vicino Eu

Proprio davanti a queste ultime mi sono ritrovato nello stato di cui sopra; sarei rimasto anche mezz’ora lì davanti.

In una sala dove erano presenti molti Van Gogh mi ha colpito questo stralcio:

[...] Però la percezione del pittore non è una percezione “pura”, per cui la natura non può essere vista in una sua presunta assolutezza. Nelle nostre percezioni c’è durata e c’è memoria, che ci dicono piuttosto di una percezione “viziata”, arricchita cioè dell’esperienza che allarga il campo della conoscenza del reale. [...]

Secondo me la differenza tra fotografia e pittura sta tutta qui.