In diretta.
Andavo e, tre auto davanti a me, un Berlingo si ferma di colpo.
Da cento a zero in un istante.
Fumo nell’aria. Tanto fumo.
Merda, penso.
Quello davanti a me scende e intima la gente a fermarsi.
Scendo anch’io.
E’ lì, poco davanti a me il tutto.
Un Berlingo, un’Ibiza e una Panda.
Sono tutti fuori tranne l’uomo della Panda.
Che sta lì, accartocciata, dentro al fosso.
Penso: io non lo so, non so nemmeno se è il caso di stare qui che tanto i soccorsi stanno per arrivare.
Poi guardo l’uomo della Panda.
Pieno di sangue.
Io credo sia morto, penso.
Poi apre un pò la bocca.
C’è qull’odore acre di acqua da radiatore nell’aria.
C’è fumo.
C’è tanta gente intorno.
Le sirene stanno arrivando.
Riguardo l’uomo nella Panda.
E poi una ragazza piangere.
E poi un ragazzo pieno di sangue che non riusciva a stare fermo.
Deglutisco.
Meglio andare, le sirene sono sempre più vicine.
Non ha senso che io rimanga qui come un piccolo, inutile, curioso.
Faccio inversione e penso.
Se fossi partito dieci secondi prima – dieci – ci sarei anch’io là in mezzo.
Forse.



