Archiviazioni mensili: Settembre 2007

Ho deciso di ri-pubblicare i post che avevo scritto nel vecchio blog: li trovate qui e qui. Sono pochini ma mi dispiaceva perderli.
Modena, uno sputo nel mondo, quando viene colta da un improvviso temporale, si blocca. La gente è come se impazzisse. Questo prontuario mi è saltato alla mente vedendo una situazione del genere; quindi qualche regola di convivialità per viaggiare tutti più sereni.

Pilota della domenica, se la pioggia ti impressiona stai a casa. O prendi i mezzi pubblici. O fatti dare un passaggio. Ma non bloccare il traffico.
Pilota della domenica (reprise), se la nebbia ti fa paura stai a letto. O prendi i mezzi pubblici. O fatti dare un passaggio. Ma non fare una velocità bradipa quando nessuno è in grado di superarti perchè non vede chi sopraggiunge nell’altra corsia.
Tenerissima testina di cazzo, non puoi toccare gli stop ogni volta che un insetto ti passa davanti al parabrezza. Ne va della mia pazienza e dei miei nervi. Perché quando accendi le luci degli stop chi ti segue si mette sull’attenti. Ma se accendi gli stop ogni dieci secondi poi quello che hai dietro si spazientisce.
Dolcissima testina di minchia, se alla mattina alle otto vuoi fare i 40 km/h nessuno ti vieta di farlo ma se vedi dietro di te una fila di un chilometro forse è il caso che tu ti faccia su dai coglioni.
Dolcissima testina di minchia (reprise), se alla mattina alle otto viaggi con la tua minchia di Ligier 50cc alla velocità di 50 km/h quando potresti fare i novanta e te ne stai beatamente in mezzo alla strada in modo che nessuno ti possa superare accetta il fatto che poi la gente, all’atto del sorpasso, ti mandi allegramente a fanculo. Me compreso.
E poi tu, immane testa di cazzo, minchione tra i minchioni. I fendinebbia, piccole lucine nella parte anteriore bassa dell’auto, sono fatte per essere usate con la nebbia. Lo dice anche il nome: F-E-N-D-I-N-E-B-B-I-A. Vedi, c’è la parola nebbia, non pioggia. Perchè se li usi con la pioggia poi fanno riflesso. E quello che ti viene di fronte non vede più niente. Hai capito?

Stasera stavo leggendo i commenti all’ultimo post di Hinoki sul suo nuovo blog quando rimango piacevolmente colpito da quello di una certa Chiara. Clicco sul suo profilo e scopro che è di Bologna ed ha ventisette anni. Vado sul suo blog e navigo un pò. Poi vedo che ha anche l’account Flickr e così guardo le sue foto.
Appena la vedo penso “ehi, ma io questa la conosco”… qualche secondo e poi vedo anche il suo ragazzo. E così scopro che Chiara è la fidanzata di Antonio, uno dei miei migliori amici.
Avevamo il blog ma non ce lo siamo mai detti. Scoprirsi per caso, fondamentalmente grazie a Hinoki, è stata una cosa che mi ha fatto tantissimo piacere.

Poi stasera mi collego su MSN, chatto un pò con la mia ragazza e lei mi scrive, così, di punto in bianco, il link al suo nuovo blog… apriti cielo… dovete capire che Cristina sta al web come lo Zecchino d’Oro sta ai Sepultura. Però vedi che mi spunta con un blog.

Nel giro di una sera ho aggiunto due gran bei link al mio blogroll. Link inaspettati ma che aggiungo con un grandissimo piacere.


Ieri sera hanno dato per la prima volta sui nostri beneamati teleschermi Arancia Meccanica. Non c’è male, dopo ventisei anni è caduto il velo della censura (ma per certi programmi quello non sale mai, purtroppo. E ancora, onore a La7 che lo ha messo in onda con tanto di special secondo me ben fatto).

Il film narra le gesta di Alex de Large (Alessandro il Grande…), capo dei drughi, una banda di ragazzi che gira la notte a pestare barboni, far risse con altre bande, rapinare e violentare persone nelle loro case. Il tutto condito da droghe (latte+, “diciamo latte rinforzato con qualche droguccia (mescalina) […] roba che ti fa robusto e disposto all’esercizio dell’amata ultraviolenza), da macchine sportive (la Durango 95) e da una passione sfrenata per Beethoven (il Ludovico Van).
A seguito di vari fatti, per ultimo il tradimento dei suoi drughi, Alex viene catturato dalla Polizia e condannato per omicidio. In carcere viene a conoscenza di un programma sperimentale di rieducazione (Programma Ludovico) che promette una scarcerazione immediata. Il programma prevede la visione di scene di violenza su uno schermo mentre, a causa degli effetti di una sostanza iniettata poco prima, si scatenano nel corpo dolori fortissimi ed una sensazione di «morte da soffocamento». In questo modo, nel giro di due settimane, viene completamente condizionato a provare quella stessa sensazione di soffocamento e dolore di fronte a qualsiasi stimolo evocato nei film che aveva visto: violenza, sesso e la Nona Sinfonia di Beethoven.
Una volta scarcerato Alex è tuttavia vittima dell’impossibilità del libero arbitrio. Varie vicissitudini successive lo porteranno ad uno stato mentale inerme, nell’incapacità di scegliere il male poiché questo, per lui, è motivo di insofferenza a causa del Progetto Ludovico.
E’ questa, in fondo, la morale del film. Diceva Kubrick in un’intervista: “E’ necessario che l’uomo possa scegliere tra bene e male e che ci sia il caso in cui egli scelga il male. Privarlo di questa possibilità di scelta, significa renderlo qualcosa di inferiore all’umano – un’arancia meccanica appunto”.
Il film è senza dubbio un film forte, sia per i contenuti, sia per le scene. Tralasciando le affermazioni di chi pensa che la violenza rappresentata nei film o alla televisione sia causa di violenza sociale (l’attribuire potenti e suggestive capacità al cinema è contrario all’affermata conclusione scientifica per la quale, anche dopo una profonda ipnosi, in uno stato postipnotico, l’uomo non riesce a compiere atti contrari alla propria natura – Kubrick), lascia senza dubbio qualcosa dentro dopo la visione. Chi sente disagio, chi prova empatia. Dice il regista: “Nella maggioranza dei casi, il riconoscimento nella psicologia di Alex sembra portare ad una specie di empatia da parte del pubblico, altre persone invece provano una sensazione di rabbia e di disagio. Questi spettatori non sono in grado di accettare quella parte di loro stessi che vedono rappresentata sullo schermo, quindi reagiscono con un sentimento di irritazione nei confronti del film. E’ un po’ come il re che uccide il messaggero che porta cattive notizie e premia invece quello che gliene porta di buone”.
Le gesta del drugo sono da ritenere una delle forme di espressione del pensiero comune. Mi spiego: a volte capita di pensare anche “male”. Il male esiste, c’è, è insito in noi. E, alle volte, è molto seducente. Tuttavia ci è stato fornito il dono del libero arbitrio e (quasi sempre) scegliamo il bene. Privarci di questo dono è assurdo, come privarci dell’altro lato della medaglia. Un uomo deve avere la coscienza di poter scegliere, non gli può essere negato questo diritto. Altrimenti diventa una automa, un’arancia meccanica per l’appunto.

Il film lo annovero tra i migliori che ho mai visto. Solo la scena dello stupro a tempo di musica merita l’oscar.
Con tanto di cappello Stanley.

Sono stato a Berlino per lavoro.

Era molto che volevo andarci (e mai a avrei pensato che la prima volta sarebbe stata per lavoro).
Mi è piaciuta molto, come sempre mi piacciono le città del nord Europa.
Sapere poi che in un diametro di circa cinquanta chiolmetri vivono in poco più di tre milioni, vedere parchi e boschi da tutte le parti ed un traffico non congestionato farebbe pensare di andarci a vivere subito.
Però… però, e mai avrei nemmeno, lontanamente, immaginato, mi è mancato l’aspetto mediteranneo dell’Italia.
Io che nella precisione ci sguazzo ho avuto nostalgia per quella nostrana trascuratezza di cui spesso veniamo accusati.
Comunque, le foto che ho fatto sono qui. Vale davvero la pena di visitarla.

PS: ma dove va la gente di sera, tra settimana? Martedì mi sono ritrovato qui (yeah…); altra forme di vita io ed il mio collega non le abbiamo trovate tranne un furgoncino della Polizei che ho come l’impressione ci seguisse…

Oggi un operaio dell’azienda in cui lavoro, napoletano, è venuto nel mio ufficio (e credo li abbia fatti tutti). Questo è stato, più o meno, il dialogo:
OP – “Robbetto, ingegner Robbetto?”.
IO – “Sì, mi dica”.
OP – “Senta… domani mi arriva un camion di mozzarelle di bufala, le interessa qualcosa?”.
IO (spaesato) – “No, la ringrazio ma non mi interessa”.
OP – “Ah, non le piace la mozzarella…?”.
IO – “No, non ho detto che non mi piace, ho detto che non mi interessa la sua offerta”.
OP – “Ah, capisco… quindi non le interessa niente? Sicuro?”.
IO – “Sicuro. Non mi interessa”.
OP – “Ah, vabbuò, allora se è così arrivederci”.
IO – “Arrivederla”.
E’ quando i nostri occhi non si incrociano che mi faccio domande che non dovrei farmi.
E’ quando non trovo il motivo del perché non si incrociano che mi dò risposte che non dovrei darmi.

Pavarotti era una di quelle persone che mi faceva esser orgoglioso d’esser modenese. Probabilmente non era tra i lirici migliori però, insomma, lo sentivo vicino. Mi mancherà.

Illustrazione di Piero Tonin.

Massimo Mantellini, come forse ho già scritto da qualche parte, è stata la persona che, senza saperlo, mi ha fatto conoscere per la prima volta la parola blog. Credo d’esser capitato sul suo sito – allora non sapevo si trattasse di un blog e nemmeno sapevo esistesse la parola blog – da Google in merito a qualche ricerca nel campo informatico.

L’impatto fu quello di vedere questo sito, molto semplice graficamente, di questo tizio che di giorno in giorno scriveva qualcosa e lo pubblicava (lo ammetto, ci sono arrivato tardi nel mondo dei blog). Tant’è che la formula mi incuriosì e da lì mi si aprì, piano piano, un mondo.
Massimo (non me ne voglia se lo chiamo per nome anche se non mi conosce ma io mi sento di conoscerlo un pochino) è inoltre solito pubblicare anche le foto della sua famiglia oltre che, ogni tanto, scrivere quello che le accade. E così ho imparato a conoscere Alessandra, Elisa e Francesca. Al ché questo mi ha fatto riflettere su un fatto accadutomi qualche anno fa. Era da poco nato il figlio ad un conoscente e gli chiesi di inviarmi le foto via mail per vederlo. Lui mi rispose che preferiva non farlo perché aveva il terrore che, per qualche incontrollabile logica di oscuro hackeraggio, incappassero in mani altrui. Quindi: due visioni opposte riguardo l’uso di internet.

Più volte mi sono chiesto io cosa farei. Diciamo che sono più orientato verso Mantellini e qui se ne può vedere un esempio. La pubblicazione di argomenti personali porta inevitabilmente alla visione globale e, che ci piaccia o meno, queste pubblicazioni possono anche esser viste (e assorbite) in maniera diversa rispetto al nostro intento. Nella visione più estrema si potrebbe pensare a chiavi di lettura viscide e malevoli dei propri post e foto; può darsi sia estremo in tutto ciò ma ogni tanto mi capita di pensarci.

Il gioco è su quanto uno abbia voglia di esporsi; in funzione di ciò uno dovrebbe accettare anche quel che la sua esposizione comporta, ovvero che non tutti la pensano uguale ma anche che non tutti sono persone educate e corrette. Scrivo questo senza che mi sia capitato nulla di particolare ma è soltanto un ragionamento a voce alta di quanto ogni tanto mi capita di pensare. E poi è anche un motivo per rendere onore al merito a chi mi ha fatto conoscere (ed innamorare) dei blog e che considero un pò come il mio guru.

Grazie Massimo.

PS: devo però ammettere un mio difetto che faccio fatica a togliermi; sono un lurker.