Archiviazioni mensili: Dicembre 2007

Ci si rivede l’anno prossimo.
Buone cose.

Cambio rotta, cambio stile, scopro l’anno bisestile.

Del quanto sia bello il periodo prima del Natale e del quanto sia triste quello dopo.

Quando la voglia della festa è conclusa e rimane un inutile annaspare verso il resto della torta. Quando i giorni sanno di aria rarefatta e pesante. Quando vorresti fare tutto all’infuori di quello che ti ritrovi a fare.

Poi arriva l’epifania. E siamo da capo.

La fila all’ingresso.
Entriamo in lista?
Qualcuno ha un tavolo che ci aggreghiamo e non facciamo fila?
Ti aspettano in fila deliziose ed obbedienti per accompagnarti al tavolo.
Sarà il contatto più intimo che ti possono riservare.
Bianco.
Pulito.
Le luci dietro la bottiglie ne risaltano le forme.
Tutti si conoscono.
Tutti si ammirano.
Tutti si salutano.
Denti bianchi.
Fai vedere il seno quel tanto che basta.
Push-up.
Scarpe lucide.
Profumi.
Rossetto rosso.
Manichini.
Camicia bianca.
Camicia a righe.
Sbottonata sul petto.
Tavolo.
Due giri più spumante.
Milano Marittima.
Fumo in bagno che fuori c’è freddo.
Alcol fino alle due ma tanto ho già bevuto prima.
Le mani.
In alto quelle cazzo di mani.
Non fatemi dire cattive parole il giorno di Natale.
Madonna di Campiglio.
Matteo Cambi è basso.
Frangette.
Non è che se ti fai la frangetta diventi figa.
Coca Havana.
Le accarezzi i capelli.
Le parli all’orecchio.
Le prendi i fianchi.
Dopo che fai?
Lingue.
Lusso.
Parco della Vittoria.
Ho il Q7.
Non preoccuparti, pago io.
Che bella figa.
Quella va bene solo trombata.
L’altra sta bene solo a novanta.
Cazzo.
Nasi un po’ bianchi.
Ridere.
Abbracci.
Flash di macchinette digitali.
Borsette.
Pantaloni bianchi.
Hai la fregola ma sei arida.
Insipida.
Ma sei in foia. Ciò che conta.
Apri le gambe davanti ad un flut di spumante da quattro soldi.
Balla, balla.
Ti accompagno a casa.
Sempre gli stessi discorsi.
Sempre le stesse parole.
Congratulazioni. Congratulazioni.

A me mi frega la cassa in quattro quarti.
A me questa cassa mi ridimensiona un pò tutto.
Che poi alla fine mi diverto.

E’ Natale e nemmeno me ne sto accorgendo.

Questo post per raggruppare e citare, alla rinfusa, i dieci album che più mi hanno entusiasmato in questo duemilasette; una sorta di piccolo diario musicale riguardo le note che mi hanno accompagnato in questo anno che volge al termine. Questi per me sono album indispensabili.

Radiohead – In rainbows
15 Step
Bodysnatchers
Nude
Weird Fishes/Arpeggi
All I Need
Faust Arp
Reckoner
House Of Cards
Jigsaw Falling Into Place
Videotape

Giardini di Mirò – Dividing opinions
Broken by

A Toys Orchestra – Technicolor dreams
Powder on the words

Shout Out Louds – Our ill wills
Tonight I have to leave it
Impossible
Time left for love

Settlefish – Oh dear!
Summer drops (live @ Polaroid alla radio)

Arctic Monkeys – Favourite worst nightmare
Brianstorm
Fluorescent adolescent
Old yellow bricks

Cristina Donà – La quinta stagione
Settembre
Universo

Marlene Kuntz – Uno
Musa
Canzone ecologica
La ballata dell’ignavo
Canzone sensuale
Uno

Negramaro – La finestra
Negramaro vuol dire estate, mare, sole.
Parlami d’amore
La finestra
Via le mani

Perturbazione – Pianissimo fortissimo
Battiti per minuto
Nel mio scrigno

Sigùr Ros – Hauf/Heim
Salka
Hljómalind
Í Gær

Infine due album off-chart fantastici che non sono di quest’anno ma che ho scoperto solo ora.

Shout Out Louds – Howl howl gaff gaff
The comeback
Very loud
Shut your eyes

I’m From Barcelona – Let me introduce my friends
Collection of stamps
We’re from Barcelona (quant’è bella live?)

E proprio alla fine fine una canzone da pelle d’oca: la versione live di Flim dei The Bad Plus (mi basterebbe suonare la batteria metà di come la suona lui).

Natale a Milano è un vino rosso australiano.
Natale a Milano è le vie piene di bandiere di Inter e Milan (par condicio)
Natale a Milano è uno Sbagliato preso in una panetteria.
Natale a Milano che dicono che c’è crisi e poi davanti al negozio di Louis Vuitton di via Montenapoleone c’è la fila.
Natale a Milano è Peck.
Natale a Milano è non vederla poi così grande.
Natale a Milano è capire che se le cose le pensi troppo poi non le fai.
Natale a Milano è cercare di capire la strada più conveniente da prendere.
Natale a Milano è vedere che ci sono più vie possibili e capire che se vuoi puoi intraprenderne qualunque.

Ma per fortuna ci sei tu, ed è per questo che son qui,
e allora ha un senso anche Milano, accarezzarti non è strano.
La Crus – Natale a Milano

Quando a Modena, in un cazzo di negozio, paghi ottantasei euro (centosessantaseimilaecinquecentolire arrontondate per difetto) per un cazzo di cuffia di lana semplice semplice vuol dire che c’è qualcosa che non va.
Che poi voglio vedere in faccia quello che la compra.
Tutto d’un tratto le uniche tue certezze vanno a svanire e quel che credevi più non è.
Ci sono 10 tipi di persone al mondo: chi capisce il sistema binario e chi non lo capisce.
Se fossi ricercatore sarei costantemente incazzato.
Sarei incazzato per il fatto che il governo finanzia una campagna anti-OGM.
Sarei incazzato per il fatto che tagliano ad ogni finanziaria milioni d’euro alla ricerca di cui trenta (30) quest’anno da destinare agli autotrasportatori.
Sarei incazzato perché abbiamo questo ministro.
Sarei incazzato per mille milioni di altri motivi.

Ma a me che mi frega?
Non sono ricercatore.
Mi basta veder giocare la Juve la domenica.

Eppoi scusa, che importa tenere il passo nella ricerca? Vinciamo la coppa del mondo di calcio, vinciamo pure quella per club, non ci basta?